lunedì 25 febbraio 2013
domenica 24 febbraio 2013
TU MI INSEGNI...
LA MAPPA DEL MALANDRINO
La Mappa del Malandrino è una mappa creata dal gruppo di cui facevano parte James Potter (padre di Harry, "Ramoso" - Prongs nell'originale inglese), Sirius Black (padrino di Harry, "Felpato" - Padfoot), Remus Lupin ("Lunastorta" - Moony) e Peter Minus (Peter Pettigrew, "Codaliscia" - Wormtail), che si autodefinirono Malandrini e "Consiglieri ed Alleati dei Magici Malfattori".
Il nome Mappa del Malandrino è rappresentativo del fatto che, all'interno delle vicende di Harry Potter, viene usata dai quattro per combinarne di tutti i colori.
La mappa all'apparenza può sembrare un semplice foglio di pergamena, ma se la si tocca con la bacchetta e si pronunciano le parole "Giuro solennemente di non avere buone intenzioni", appare una mappa che rappresenta tutta Hogwarts, compresi i passaggi segreti che conducono a Hogsmeade e informazioni su come aprirli. Le uniche aree non rappresentate sono la Stanza delle Necessità, in quanto Indisegnabile, e il passaggio che la collega al ritratto di Ariana Silente alla Testa di Porco. La mappa è anche in grado di localizzare chiunque sia a Hogwarts e di mostrarne in tempo reale i movimenti, anche se si trova sotto un Mantello dell'Invisibilità. Alla fine, una volta usata, pronunciando le parole"Fatto il misfatto", la mappa scompare e torna a sembrare un innocuo pezzo di pergamena bianco, per di più neanche in uno stato troppo buono. Questo stratagemma impedisce di usarla a chi non ne conosce il segreto, tuttavia venne comunque requisita da Gazza che doveva aver capito vagamente di cosa si trattasse. Non si sa quale dei quattro Malandrini si sia fatto requisire la Mappa.
I gemelli Fred e George Weasley la trovano nell'ufficio di quest'ultimo e la rubano il primo anno di Harry (il terzo per i gemelli) e, dopo averla imparata a memoria, gliela regalano, per permettergli di visitare Hogsmeade (per la quale non aveva il permesso). Gli stessi gemelli la definiscono il segreto del loro successo, in quanto grazie ad essa vantano una conoscenza di Hogwarts e dei suoi passaggi segreti superiore a quella dello stesso Argus Gazza. In questo stesso libro, il professor Piton trova la mappa in possesso di Harry e cerca di costringerla a mostrare i suoi segreti, ma questa non solo inizialmente lo ignora, ma al terzo tentativo di Piton lo insulta anche. Questo tuttavia non lo sorprende, poiché i creatori della mappa detestavano Piton da ragazzi. Lupin, dopo averla vista, gliela chiede in prestito. Piton comunque insiste per poter requisire la mappa, sostendendo che contiene magia nera, ma in realtà perché ha riconosciuto i soprannomi dei suoi "nemici" ai tempi della scuola.
Uso della mappa nella saga:
Per infiltrarsi ad Hogsmeade, per avvistare Peter Minus (terzo libro);
Per arrivare e tornare dal bagno dei prefetti e per avvistare Barty Crouch nell'ufficio di Severus Piton (quarto libro);
Per controllare che non ci fosse nessuno in corridoio prima di fare uscire dalla Stanza delle Necessità i membri dell'Esercito di Silente (quinto libro).
Per spiare Malfoy (sesto libro).
Usata da Harry per guardare cosa succede ad Hogwarts mentre lui è alla ricerca degli Horcrux, in particolar modo per spiare Ginny (settimo libro)
Usata da Ron e Hermione per trovare Harry dopo aver preso la zanna di basilisco (settimo libro)
Per arrivare e tornare dal bagno dei prefetti e per avvistare Barty Crouch nell'ufficio di Severus Piton (quarto libro);
Per controllare che non ci fosse nessuno in corridoio prima di fare uscire dalla Stanza delle Necessità i membri dell'Esercito di Silente (quinto libro).
Per spiare Malfoy (sesto libro).
Usata da Harry per guardare cosa succede ad Hogwarts mentre lui è alla ricerca degli Horcrux, in particolar modo per spiare Ginny (settimo libro)
Usata da Ron e Hermione per trovare Harry dopo aver preso la zanna di basilisco (settimo libro)
Giardini nella storia
Il giardino quattrocentesco
L' ideologia antropocentrica quattrocentesca impone la conoscenza delle leggi della natura e, attraverso esse, dell’uomo inteso come microcosmo nel macrocosmo.Ne consegue una concezione secondo la quale nel giardino viene ricreato l’ordine cosmico attraverso l’applicazione del ritmo e dell’armonia, della proporzione e dell’equilibrio, che si esplicano nell’utilizzo di un rigido geometrismo e nel rigoroso controllo di tutte le parti e del rapporto di esse con il tutto, secondo una logica che troverà ulteriore sviluppo ed applicazione in tutto il Rinascimento.
In Grecia e a Roma il giardino aveva avuto un ruolo fondamentale per filosofi, poeti, eruditi, come luogo ideale dell’insegnamento e della poesia.
Tale esempio sarà il faro dell’umanesimo italiano; l’esigenza del recupero del patrimonio artistico e culturale del mondo classico, per i suoi modelli di perfezione e bellezza, porta allo studio e alla rievocazione di vari aspetti di queste civiltà da parte di numerosi cultori delle letterature classiche, che si dissero “umanisti”.
Costoro hanno una visione sublime del passato e sognano, dopo secoli d’oscurantismo, il trionfo della luce.
Gli antichi avevano insegnato che la bellezza è il frutto dell’armonia.
Nella sua progettazione e realizzazione riflette i grossi cambiamenti culturali avvenuti in Italia ed in Europa nei sec. XIV e XV. Il giardino o orto, anzi orti, come venivano chiamati, ha di nuovo il suo valore, come luogo d'incontro e di svago ove è bello conversare, meditare e riposarsi, continuando ad essere un orto vero e proprio, ricco di frutta ed ortaggi, come era avvenuto nell'età classica. Qui gli umanisti amavano passeggiare contemplando e desiderando conoscere la natura in ogni suo aspetto. Si assiste ad una rivalutazione, fondamentale per il pensiero umanistico, della umanissima caratteristica di alzare lo sguardo e "contemplare", cedendo a quel "piacere degli occhi" (concupiscentia oculorum) condannato dalla religiosità medievale.Tale esempio sarà il faro dell’umanesimo italiano; l’esigenza del recupero del patrimonio artistico e culturale del mondo classico, per i suoi modelli di perfezione e bellezza, porta allo studio e alla rievocazione di vari aspetti di queste civiltà da parte di numerosi cultori delle letterature classiche, che si dissero “umanisti”.
Costoro hanno una visione sublime del passato e sognano, dopo secoli d’oscurantismo, il trionfo della luce.
Gli antichi avevano insegnato che la bellezza è il frutto dell’armonia.
Ricorda nella forma ancora L’Hortus conclusus: un vasto rettangolo, estremamente equilibrato, recintato da un alto muro che lo divide, non lo confonde con la casa e rispecchia una vita ancora piena d'intimità. Ha un disegno lineare e semplice con criteri funzionali e si armonizza molto bene con l'architettura. L'insieme, giardino casa, è una composizione armoniosa, eppure il giardino non è la continuazione della casa. C'è sempre un desiderio di ordine, di chiarezza, di semplicità che andrà però man mano riducendosi. Questo giardino è il tranquillo rifugio di un uomo colto, di un tempo sereno. In quest'epoca nascono i primi trattati sull'arte di progettare i giardini come il De re aedificatoria di Leon Battista Alberti (1404-1472). Qui, l'autore, rifacendosi alle descrizioni delle ville romane, dà le indicazioni su come costruire le nuove ville. Raccomanda di scegliere luoghi panoramici, sui quali sorgerà la casa aperta sul paesaggio, in modo tale che lo sguardo possa spaziare liberamente sulle radure fiorite, pianure, boschi ombrosi e ruscelli ricchi d'acqua. La costruzione è collegata tramite le logge al giardino e al paesaggio che la circonda; le pareti, affrescate con motivi floreali accrescono lo stretto rapporto con la natura. Ci devono essere gallerie aperte per prendere il sole e il fresco, grotte incrostate di conchiglie, boschetti di alberi da frutta e cipressi ben potati, capannine con colonne di marmo intrecciate di vite per godersi l'ombra, belvederi, sedili. Indispensabile sono i sentieri bordati da siepi di bosso ben tagliate e la disposizione ordinata di vasi di pietra, statue antiche, fontane con acqua zampillante. La villa quindi è inserita nell'ambiente naturale, ma intorno ad essa l'architetto crea un paesaggio nuovo, che ha però stretti legami con l'antichità classica. Esempi di giardini quattrocenteschi si trovano soprattutto in Toscana: le colline fiorentine, con i loro dolci pendii ed i vasti panorami furono i luoghi prediletti soprattutto dai Medici, signori di Firenze. Cosimo il Vecchio si fece costruire e modificare diverse ville tra le quali la preferita si trovava a Careggi in un incantevole panorama, altre si trovavano a Cafaggiolo e al Trebbio. Quest'ultimo giardino esiste ancora; una delle pergole ha le sue colonneoriginarie, i suoi muri che lo circondano e la chiesetta. Le ville medicee, costruite tra la fine del '400 e del '500 furono riprodotte dal pittore fiammingo Utens, su commissione del granduca Ferdinando I, in quattordici lunette per la "sala grande" della villa di Artimino. Più che per l'aderenza alla realtà, il loro valore consiste nella documentazione del valore attribuito in quest'epoca al giardino in sé.
Animali e pensiero magico - Il cigno, l'oca
Il cigno rappresenta, in Siberia, il potere sciamanico, ovvero l'immersione dello sciamano nel mondo sotterraneo. Anche l'oca migratrice indica lo sciamano nell'esperienza spirituale.
Il cigno è anche simbolo di luce, di morte, di bellezza e melanconia. Dall'aspetto solare mascolino, contraddittoriamente incarna l'idea della bellezza femminile ampiamente celebrata nel 'Lago dei cigni'.
Nel mondo greco, il tema della trasformazione nel simbolismo del cigno si manifesta nel mito della seduzione di Leda ad opera di Zeus.
Inoltre la credenza che fa del cigno un cantore solo in punto di morte perdura nella cultura occidentale, segnatamente nel periodo romantico, mentre anteriormente era associato all'affermazione della fefde cristiana dei martiri prima della morte.
L'oca invece è stata consacrata a Marte, il dio della guerra nella cultura latina, mentre all'interno della tradizione celtica manteneva un collegamento con il contesto militare.
Non si dimentichi l'antica Cina che attribuiva all'animale il simbolo del sole, ma pure quello di essere lunare in autunno.
![]() |
| affresco della tomba di Ite, mogli di Nefermaat, costruttore della piramide di Meidum |
Un affresco della piramide dell IV dinastia egizia mostra l'oca del Nilo, intesa come uccello creatore che feconda l'uovo cosmico dal quale esce Amon, mentre nella mitologia indù il cigno e l'oca sono uccelli interscambiabili, detti 'hamsa': hamsa è formato da due uccelli, vale a dire ham e Sa, rappresentando l'unione perfetta, l'equilibrio esistenziale. Brahma, il dio creatore della trimurti indù, nasce appunto dall'uovo cosmico fecondato dall'uccello che svolte anche il ruolo di veicolo, o vahana.
Il volo del cigno simboleggia l'ascesa dell'anima e la vittoria sul ciclo delle esistenze. Anche la dea Sarasvati cavalca il cigno.
Il cigno è, infine, celebrato per la sua fedeltà. Nella Grecia classica, oltre che essere collegato ad Afrodite, la dea della bellezza.
Un bel dipinto di Leonardo del XVI secolo illustra il mito di Leda e Zeus.
![]() |
| Leonardo Da Vinci Leda e il cigno |
Febbraio - La chiamata di marzo - Recoaro Terme (VI)
Le storie, i mestieri, i prodotti ed il folclore del passato recoarese rivivono in una fantasmagorica girandola di scorci e di dettagli recuperati dai secoli. Un gioioso momento di riscoperta del passato, unico nel suo genere per originalità e suggestione.
E' la circostanza più rinomata, dopo le acque minerali e il termalismo, che identifica la Conca Recoarese, detta di Smeraldo, anche per il suo fortissimo legame con la tradizione custodita e mantenuta viva da ciascuna delle oltre cento contrade che circondano Recoaro Terme.
La consuetudine riserva a questa manifestazione l'ultima domenica di febbraio, com'è sempre avvenuto, anche in tempi che si perdono nel passato.
Pentole, piatti e campanacci sono i protagonisti della Chiamata di Marzo.
L'ultima domenica di febbraio, i montanari della valle dell'Agno erano soliti scendere dai loro borghi per dirigersi a valle e, per “svegliare la primavera” ancora addormentata, sbattere strumenti di fortuna per fare più rumore possibile.
La tradizione continua e con “campanesi, cioche, sece, bandoti, snatare e corni” la sfilata si svolge tuttora per rivivere un momento importante della tradizione locale. Oltre sessanta carri e 1200 figuranti riproducono scene della vita contadina della Conca Smeraldo, facendo rivivere il folclore e le antiche tradizioni della Valle dell'Agno. L'evento ha un grande successo di pubblico e richiama una bagno di folla festante attorno alla bellezza dell'antica civiltà rurale recoarese.
sabato 23 febbraio 2013
Le fronde raccontano
miti e leggende
Quando gli alberi a foglie decidue dei boschi seppero del patto, cominciarono a preoccuparsi; e con il passare del tempo la preoccupazione si mutò in agitazione. "Che cosa possiamo fare?" si domandavano disperati. "A noi le foglie cadono in autunno. Il problema pareva insolubile quando al faggio venne un'idea: "Andiamo a consultare la quercia, più robusta e saggia e di noi tutti la più anziana. Forse lei troverà un espediente per salvarci" La quercia, dopo avere riflettuto gravemente, rispose: "Tenterò di trattenere le mie foglie secche sui rami finché sui vostri non spunteranno le foglioline nuove. Così il bosco non sarà mai completamente spoglio e il demonio non potrà avere alcun dominio su di noi". Da allora le foglie secche della quercia, coriacee e seghettate, rimangono sui rami per cadere completamente soltanto quando almeno un cespuglio si è rivestito di foglie nuove.
Iscriviti a:
Post (Atom)










.jpg)



























