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martedì 28 aprile 2015

Outing.....


...e poi ci sono giorni o notti in cui ti rendi conto di aver perso, sprecato del preziosissimo tempo, perle ai porci, fiato sprecato, tempo perso, ditela come volete ma l'amarezza di fondo è l'unico dato di fatto che permane e un pochino brucia, si perchè il tempo nessuno te lo rende, non c'è nessun dio o nessuna scienza in grado di resettare il cronometro della tua vita per dire : "ok eri in buona fede ma hai sprecato fiato, tempo ed energie, ora torniamo indietro e riprenditi il tuo tempo per cose e persone più importanti" no, non esiste niente del genere e quando apri per la merdesima volta le stesse pagine web e rivedi le stesse cose, lo stesso vuoto, cambiano solo le sfumature... ti passa la voglia e ti chiedi perchè le cose belle diventino merda, perchè un bel fiore alla fine diventa concime.... e paragonare certe esperienze umane ad un bel fiore è un gran complimento, credetemi...
Sarà che un amico oggi ha pubblicato una frasaccia riciclata (lo fanno tutti.... è troppo difficile uscire con qualcosa di originale e personale) dove diceva che gli oggetti sono fatti per essere usati e le persone son fatte per essere amate, il problema si crea perchè la gente ama gli oggetti e usa le persone.... ecco, ho visto il vero dono della sintesi applicato al mio preziosissimo tempo, alla merda - umana e virtuale - nella quale si inciampa e qualche volta non siamo neanche tanto sveglia da pulirci subito le scarpe.

Che tristezza....
E con la solita diplomazia che mi distungue auguro la buonanotte a tutti, ma proprio tutti, tanto chi ha la coscienza sporca si sa, dorme meglio degli altri, lo studio dei criminologi insegna....

venerdì 17 aprile 2015

domenica 12 aprile 2015

il dente di leone


Taraxacum Officinale


Il Dente di Leone sarebbe chiamato in realtà Tarassaco ma è anche comunemente detto Soffione. Le specie di questa pianta sono centinaia e crescono nelle regioni temperate dell’Europa, del Nord America e dell’Asia. La popolazione puo’ considerare il Dente di Leone come un divertimento per i bambini oppure come un’erba selvatica anche fastidiosa, in verità la pianta ha delle proprietà terapeutiche molto importanti che la rendono preziosa per l’ambiente erboristico, oltre che in cucina.

Le radici della pianta, erbacea a perenne, contengono una sostanza bianca lattiginosa dal gusto amarognolo, i suoi fiori sono molto sensibili alla luce solare, aprendosi al mattino e richiudendosi poi in serata. Le radici si presentano a fittone, lunghe fino a 15 centimetri. Nello specifico, il fusto che puo’ svilupparsi fino a 30 centimetri di altezza, termina con un’infiorescenza bianca o gialla, dal colore deciso, detta capolino, la quale a sua volta contiene il ricettacolo con centinaia di fiorellini.

Ogni fiore è ermafrodita, esso si presenta solitario ed eretto. Da ogni fiore si sviluppa un frutto secco detto achenio, il quale è provvisto del cosi’detto pappo, ovvero un ciuffo di peli che gli permette una maggiore dispersione nell’ aria tramite il vento, come fosse un paracadute.Le foglie si presentano oblunghe e lanceolate, formano una rosetta alla base del fusto e sembrando dentate hanno dato il nome di dente di leone al Tarassaco.
Il tarassaco cresce in maniera spontanea ovunque, dalla pianura fino ai 2000 metri di altezza. E’ un’erba perenne a carattere infestante che predilige quindi il suolo sciolto, gli spazi liberi e aperti. Nelle zone temperate è riscontrabile la sua diffusione ovunque.
La fioritura della pianta avviene in primavera e puo’ prolungarsi fino alla stagione autunnale compresa. I semi possono essere trasportati dagli insetti oppure dal vento. Le erbe e le radici del Dente di Leone possono essere utilizzati sia secchi che essiccati. Si ottengono the, tisane, infusi, anche liquore. Le foglie sono ricche di minerali e vitamine, si raccolgono in primavera quando risultano piu’ tenere e possono essere mangiate crude nell’insalata, per questo il tarassaco oltre ad essere chiamato dente di leone o soffione è anche detto “cicoria matta”.

sabato 11 aprile 2015

Felek Xayîn e

I curdi esprimono sempre la loro rabbia per la morte dolorosa di una persona importante e amata dicendo Felek Xayîn e , cioè, l'universo ci ha tradito
Cade combattendo il bardo guerriero

Viyan Peyman
Cantava e combatteva Viyan Peyman,giovane ventiseienne,amatissima cantante curda,originaria della città di Mako del Kurdistan iraniano,uccisa lunedi 6 aprile 2015,mentre lottava contro lo Stato islamico a Serekaniye (Siria)

Il suo vero nome è Tali Cinganlo Gulistan, Gulistan significa giardino.Aveva scelto il nome Viyan Peyman, come un nome di guerriglia. Peyman Viyan in castigliano significa volontà e l'impegno.
Viyan, un poeta combattente che praticava la tradizione canzone popolare curda / poesia di Dengbej, era conosciuto tra le fila della YPJ e non solo per il suo lavoro. La sua composizione "Kobanê," è stato fatto in un video musicale pochi mesi prima della sua morte. il pezzo per comunicare l'entità della desolazione e perdita in città. "Viyan diceva sempre, 'La mia gente è sotto la tirannia è bloccata tra quattro mura. Come posso abbandonare la lotta e andare a lavorare nelle arti e nella cultura? '"arte di Viyan e la lotta hanno avuto lo stesso obiettivo. Nel raccontare la storia della resistenza e nel sollevare il morale dei suoi compagni.

I dengbej sono dei cantastorie o poeti-cantori curdi, depositari delle tradizioni e della lingua curde, il cui repertorio è costituito da canti, tramandati oralmente, di avvenimenti storici o epico-leggendari
La figura dei dengbej è paragonabile in parte a quella degli aedi dell'antica Grecia o a quella dei bardi celti. Il canto dei dengbej è accompagnato talora da strumenti a fiato come blur e duduk.
Fin dal medioevo quelle del Kurdistan furono valli di musiche e parole.viaggiavano grazie ai dengbej.

Secondo il celebre scrittore armeno Hovhannès Toumanian (1869-1923) «ogni curdo è un poeta». Al termine del XIX secolo, quando questo fine conoscitore di usi e costumi dei suoi vicini curdi formulava tale osservazione, la società curda era ancora ampiamente rurale e tribale. Allevatori nomadi e contadini vivevano in simbiosi con la natura, continuavano a cantare, come facevano i loro antenati fin dalla notte dei tempi, le loro gioie e le loro pene, a immortalare con il canto i momenti significativi della loro vita personale e collettiva. Le frequenti gare poetiche, le feste di matrimonio, che talvolta duravano una settimana, offrivano l’occasione a questi poeti compositori anonimi, generalmente analfabeti, di far conoscere le proprie creazioni e di improvvisarne per rispondere ai loro concorrenti. I canti più apprezzati circolavano da una vallata all’altra attraverso tutto il territorio curdo grazie agli straordinari trasmettitori di memoria collettiva che per secoli furono i dengbêj, cantori professionisti più vicini agli aedi greci che ai trovatori o ai trovieri del Medioevo francese.