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domenica 3 marzo 2013

Obiettivo: Un panorama da perfezionisti

Buongiorno a tutti, oggi vogliamo parlare di un obiettivo che ha già messo in difficoltà diversi players.
Per raggiungere l'obiettivo bisogna acquistare un pezzo di ogni decorazione da giardino disponibile alla bottega dello stregone in città, esclusi gli oggetti che richiedono rubini e gli stagionali (cioè quelli che sono in vendita solo per pochi giorni).
Le decorazioni da acquistare sono molte e l'ordine in cui vengono presentate in negozio è completamente differente da quello del nostro inventario, oltretutto non è possibile aprire l'inventario quando si è in città quindi la verifica diventa macchinosa.
Per agevolare chi ancora debba conseguire l'obiettivo abbiamo deciso di fare lo screenshot di un inventario completo, indicando il livello (in blu) e il prezzo in oro (in nero) per ogni singolo oggetto.
Basterà quindi aprire l'inventario del giardino e confrontarlo con l'immagine allegata sotto per verificare gli oggetti che vi mancano :D
Studieremo poi un sistema per aggiornare con gli oggetti che usciranno in seguito.
Speriamo che troverete utile questo promemoria ^^




sabato 2 marzo 2013

La noia in città a volte fa brutti
scherzi XD 
è tutt'altro che fantasia ihhihi

Giardini nella storia 

La nascita dell'architettura del giardino rinascimentale
nell'Hypnerotomachia Poliphili

Il giardino rinascimentale viene ideato e realizzato in seguito ad una felice
e fruttuosa riscoperta del giardino romano antico che, dopo il “sonno del
Medioevo”, viene accuratamente riportato alla luce dagli umanisti
attraverso un meticoloso studio dei testi classici che lo descrivono e infine
amorosamente ricostruito in alcuni prototipi che sono rimasti storici.
Se è vero che il giardino rinascimentale all’italiana ha una lunga storia
evolutiva praticamente ininterrotta dal Rinascimento ai giorni nostri,
bisogna però osservare come gli esempi più magniloquenti vengono 
prodotti nel Settecento.
Prima di arrivare ai maturi e splendidi esempi del parco della Reggia di 
Caserta, che venne costruito a partire dal 1753; o, tornando indietro negli 
anni, all’ideazione della Villa d’Este di Tivoli a cura di Pirro Ligorio,
databile dal 1560 in poi, mentre l’inaugurazione avvenne nel 1572; oppure
ancora ai celebri Orti di Boboli, che furono acquistati
nel 1418,
quarant’anni prima della costruzione del palazzo Pitti, fino all’abbellimento
dei giardini iniziato soltanto col passaggio della proprietà ai Medici nel 
1549 per opera di Niccolò Tribolo.
Per arrivare alla maestà di questi esempi celeberrimi, la storia del giardino 
all’italiana ebbe un periodo di generosa e misteriosa incubazione intorno al 
testo primo dell’Hypnerotomachia Poliphili del 1499, racconto onirico dove 
l’architettura antica viene rievocata al tempo stesso con spirito scientifico e 
immaginazione fantastica, sia grazie alla perfetta conoscenza dei classici, da 
Plinio a Vitruvio, sia anche per la presenza discreta eppure fondamentale di 
personaggi-chiave del Rinascimento italiano come il grande architetto e
teorico Leon Battista Alberti.
Un esempio unico nel rinascimento

l’Hypnerotomachia: laboratorio di 
ricostruzione filologica dell’antico esemplata sul modello perfetto 
dell’uomo ideale, macrocosmo e microcosmo insieme del rinnovato
interesse per l’Uomo e la Natura che è al centro delle speculazioni 
filosofiche di quegli anni, al suo interno il giardino acquisterà il valore di 
ente perfetto, luogo ideale di manifestazione delle attività dello spirito, ma 
anche di tutte le bellezze possibili e immaginabili di una Natura perfetta e
incorruttibile.
L’incunabolo più importante del mondo è divenuto famoso per le sue 170
pregiate illustrazioni, xilografie incise su legno, ma anche e soprattutto per
l’originalità di ogni cosa concepita all’interno del libro, a partire dalla rara
complessità della lingua, fino ad arrivare alla ricchezza infinita delle 
simbologie degli episodi rappresentati. Originalissimo è lo stesso titolo che 
significa «battaglia d’amore in un sogno», parola composita che non esiste
nel dizionario greco, ma che risulta dalla combinazione fantastica di tre 
parole greche, «ypnos», «eros» e «mache», appunto rispettivamente: 
«sogno, amore e battaglia». Sono molti gli hapax, cioè le parole inventate 
per l’occasione dall’autore con dotta competenza linguistica, fino a formare
gli strumenti linguistici di un laboratorio filologico unico nel panorama di 
tutto l’Umanesimo.
Una delle cose più belle descritte nel romanzo è un giardino lussureggiante, 
ricco sia di piante e fiori di ogni specie, sia anche di architetture fantastiche, 
filologicamente ispirate ad altrettante architetture antiche realmente 
esistenti od esistite.
Questo giardino dell’Hpynerotomachia ne ha ispirati tanti altri, fino a 
potersi definire il prototipo del giardino rinascimentale tout court.






Harry Potter - Tutti gli animali



Grattastinchi

Hermione vuole comprare un gufo, quindi si reca con Harry e Ron al Serraglio Stregato.
Ron ne approfitterà per far visitare Crosta ma un grosso gatto arancione gli piomba in testa soffiando furiosamente contro il topo.
E' Grattastinchi. Questo gatto ha un bel pelo fulvo e soffice, ma le zampe sono decisamente storte e il muso imbronciato e un po' schiacciato. La strega lo aveva in negozio da un sacco di tempo ma nessno lo voleva, Hermione lo compra.
Grattastichi continua a rincorrere Crosta, il topo di Ron, con il chiaro intento di ucciderlo. Per questo Ron ed Hermione hanno continue, animate discussioni al punto da non parlarsi per giorni.
In realtà il gatto sa riconoscere un vero animale da un Animago e collaborerà con Sirius per catturare Peter Minus.
Alla fine i ragazzi sono sul treno di ritorno a casa e ricevono il gufo di Sirius, che lo regala a Ron. Ron come prima cosa lo fa annusare a Grattastinchi per sapere se davvero è un innocuo gufetto.

Grattastinchi è interpretato da un persiano di nome CrackerJack


venerdì 1 marzo 2013


Harry Potter - Creature fantastiche


Il Molliccio

Molliccio di Neville dopo
l'incantesimo 'Ridikulus'
Piton con gli abiti della nonna di Neville
E' un mutaforma, può assumere l'aspetto di ciò che spaventa di più una persona. I Mollicci amano i luoghi chiusi e oscuri: gli armadi, gli spazi sotto i letti, le antine sotto i lavandini . . .
E' sempre buona cosa essere in compagnia quando si affronta un molliccio perchè così esso sarà confuso sulla forma da assumere e di solito in questi casi il Molliccio diventa un qualcosa di indefinito affatto spaventoso.
L'incantesimo per respingerlo è 'Ridikulus' perchè questa creatura viene sconfitta dalle risate. Bisogna concentrarsi su qualcosa di comico per trasfigurare il Molliccio e quando la persona che ha scagliato l'incantesimo ride, il Molliccio esplode e si dissolve in mille volute di fumo.

Durante la lezione il Molliccio assume la forma di ciò che più spaventa i ragazzi.
Ron: un enorme ragno
Neville: il professor Piton
Dean: una mano tagliata con vita propria
Seamus: una Banshee
Calì Patil: una mummia
Harry: come prima paura pensa a Voldemort, invece poi il Molliccio diventa un Dissennatore
Prof Lupin: la luna piena. Si vede una sfera bianco-argentea che galleggia a mezz'aria e Lavanda Brown crede che Lupin tema le sfere di cristallo

1 marzo - Il capodanno veneto


Il calendario Veneto affonda le radici nella notte dei tempi fra i popoli indoeuropei. La zona originaria dei Veneti era il nord dell’Europa centrale (zona Lusaziana), dove gli scavi archeologici degli ultimi 30 anni stanno confermando quello che diverse fonti antiche riportavano. Tuttavia l’archeologia racconta anche una irradiazione in tutta europa di questa cultura e di un suo ritorno dalla Pannonia a seguito di guerre ed invasioni. Continuo lo scambio culturale e commerciale dei veneti con gli altri popoli.
dea Reitia
La civiltà veneta antica (venetica) sapeva coltivare, produrre il vino, allevare gli animali, scrivere, lavorare i metalli e le ceramiche, fare arte nelle case e nei monili, già attorno il 3000 Avanti Cristo.
Questa civiltà creatrice aveva come divinità principale la Dea Reitia che era appunto la dea Madre della vita, generatrice di essa, e protettrice della salute (“sanitei”).
Non stupisce dunque che proprio quando la terra, ancora nel freddo, inizia l’attività generatrice e si prepara alla primavera, ossia nel mese di marzo, proprio allora i veneti festeggiassero la fine del vecchio anno e l’inizio del nuovo.

Attorno al 2500 A.C. iniziarono diverse migrazioni dei veneti, secondo alcuni per cause climatiche ed ambientali, secondo altri per una certa naturale espansione di una civiltà che sapeva dare molto alle altre senza bisogno di far guerra. Essi si espansero in tutte le direzioni, cosicché sono di origine indoeuropea anche le popolazioni dell’est come dell ovest fino all’odierno Iran.
Verso sud essi si stanziarono anche nell’Anatolia, e successivamente, intorno al 1200 A.C., a seguito della guerra di Troia da cui Antenore fu salvato, si stanziarono nell’alto Adriatico, fondando o rinvigorendo Padova e altre Città.

Forse perché i romani ebbero come capostipite Enea, un discendente di Antenore, anche essi usavano il calendario indoeuropeo con inizio a marzo, ma tuttavia esso non rispondeva bene alle loro necessità dato che era originario di luoghi soggetti all’inverno artico.
Alcuni sostengono che per i Romani l’anno iniziasse perché intitolato a Marte, dio della Guerra, ma questo non tiene conto che secondo la mitologia romana arcaica e più antica, Marte era invece il dio della natura e della fertilità (come la dea Reitia) ed anche il dio della pioggia e dei tuoni, e solo successivamente, in età classica, divenne il dio della Guerra innovando o staccandosi dalla cultura indoeuropea arcaica.

Comunque fosse, ancora oggi il calendario risente dell’impronta indoeuropea, per cui a partire da Marzo, il mese della rinascita e primo mese dell’anno, si contano i dieci mesi, di cui il settimo (settembre), l’ottavo (ottobre), il nono (novembre) e il decimo (dicembre) conservano ancora la loro numerazione. Il quinto mese (Luglio ) e il sesto (Agosto ) furono poi intotalati a rispettivamente a Julius e ad Cesare Augustus. Gennaio e Febbraio furono aggiunti con varie riforme per dare conto al ciclo delle stagioni che nelle terre più a sud rispetto all’origine culturale dove nacque questo calendario non dava modo di tenere il conto diverso nei tempi della luce .

Anche nella millenaria Serenissima Repubblica Veneta l’anno cominciava il 1 Marzo, essendo dunque Gennaio e Febbraio gli ultimi mesi dell’anno. Questo era ufficiale e legale, per cui nei documenti dello Stato si scriveva “more veneto”, alla maniera veneta, per ricordare questo fatto riferendosi all’anno precedente o meno.

Nel 2006 venti comuni della pedemontana Berica hanno spento le luci per ore per offrire lo spettacolo di mille falò del Brusamarzo, che hanno bruciato l’anno che se ne andava. Il “battere Marzo” è tuttora diffuso in tutto l’Altopiano d’Asiago, ma anche nel Padovano e nel Trevigiano, oltre alle feste locali del “ciamar Marzo” .
Insomma nel mese più corto che chiude l’anno, febbraio, e si fanno i fuochi per fertilizzare la terra e “batimarso” per scacciare l’inverno, o “ciamar marso” per chiamare il nuovo ciclo della vita. Batter Marzo, o brusar Marzo, o ciamar Marzo significa risvegliare l’anno nuovo, la vita addormentata, perchè si ridesti.